Atrio dei Gesuiti
L’Atrio dei Gesuiti nasconde un segreto scolpito nel marmo e incastonato tra le sue mura: un vero e proprio portale temporale capace di trasportarti in luoghi ed epoche diverse con un solo sguardo. In questa penombra solenne, la storia di Milano è stata custodita come pagine strappate da un libro e rilegate in un nuovo volume, dove frammenti di mondi lontani si incontrano per formare un racconto unico. La prima di queste pagine è il grazioso portale barocco proveniente dalla Chiesa di San Sepolcro. Sul finire dell’Ottocento, quando quella chiesa veniva spogliata dei suoi abiti antichi per essere rifatta in forme neoromaniche (originali), questo portale rischiò di scomparire. Fu invece smontato, salvato dall’oblio e riposizionato qui, tra i corridoi dell’Accademia.
Accanto a questo varco architettonico, il marmo vibra di un’ambizione immortale nel bassorilievo di Gaetano Monti. È un’altra finestra temporale che ci riporta al sogno di Napoleone e alla sua incoronazione a Re d’Italia. Una donna dalla nobiltà divina, personificazione del Regno, solleva con braccia salde l’Antica Corona di Ferro sopra il capo dell’Imperatore.
La maestria di Monti brilla nel dettaglio di quel cerchio leggendario: si narra infatti che la sua lamina interna sia stata forgiata da uno dei chiodi della crocifissione di Gesù, ritrovato in Terra Santa da Sant’Elena per il figlio Costantino.
Questo marmo era destinato all’Arco della Pace, ma quando gli Austriaci riconquistarono Milano, il destino del monumento cambiò. L’Arco divenne il simbolo della Restaurazione: i fregi furono riadattati e le dediche scalpellate via. Persino i cavalli della Sestiga sul tetto dell’Arco vennero ruotati di 180 gradi, affinché volgessero le terga alla Francia, chiudendo per sempre quell’epoca.
Oggi, protetto dal silenzio di questo atrio, il portale di San Sepolcro e il sogno imperiale di Napoleone restano come custodi di una Milano segreta, un rifugio per la bellezza che ha rifiutato di scomparire.
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